
Se chiedete alle persone che incontrate chi sia Antonio Salieri, la maggior parte vi risponderà :”l’assassino di Mozart”. Questa affermazione non solo non corrisponde al vero, ma è frutto di alcune opere letterarie e cinematografiche ben successive alla morte di entrambi i protagonisti di questa vicenda, ovvero Antonio Salieri e Wolfgang Amadeus Mozart.
Il primo autore che contribuì a questa leggenda nera fu Puskin con la sua piece teatrale in cui Salieri viene dipinto come il musicista invidioso e geloso del successo del rivale al punto da desiderarne la morte. Questa piece venne poi ripresa da altri autori per giungere fino al grande schermo con “Amadeus” di Milos Forman, film tornato in auge quasi in concomitanza con il bicentenario della morte di Salieri per i suoi quarant’anni dalla presentazione nelle sale cinematografiche, contribuendo ancora di più a distruggere la reputazione del compositore legnaghese.
Compositore che, è bene ricordare, all’epoca godeva di amplissima fama, ben più di Mozart che solo in un secondo momento, mutati i gusti del pubblico, divenne celebre e famoso. E’ bene ricordare che appena venticinquenne, il compositore nato a Legnago nel 1850, godeva della massima stima ed apprezzamento dell’imperatore d’Austria e le sue opere riscuotevano successo in ogni angolo d’Europa.
Non solo: Salieri fu anche maestro ed insegnante di compositori entrati a loro volta nell’Olimpo della musica classica come Beethoven, Liszt, Chopin. Quindi, perchè mai un uomo di così indubbio talento e successo avrebbe dovuto essere invidioso di Mozart con il quale, al contrario, realizzò addirittura alcuni componimenti a quattro mani?
Non solo: la vedova di Mozart, Costanza, affidò proprio a Salieri le cure del loro ultimogenito, Franz Xaver Wolfgang, affinché lo istruisse nell’arte musicale e, non a caso, egli divenne un pianista e compositore di valore sebbene non al livello del padre e neppure del maestro.
Se Costanza fosse anche solo stata sfiorata dal dubbio che il marito fosse stato vittima di un complotto ordito da Salieri, appare difficile immagine che potesse affidargli il proprio figlio.
Se vogliamo un’ulteriore prova del fatto che Salieri non era affatto invidioso dei successi altrui, possiamo citare il fatto che quando nel 1821 fu chiamato a celebrare i 50 anni di vita del Tonkünstlersozietät, l’istituto viennese che si occupava dell’assistenza agli orfani ed alle vedove dei musicisti, egli, anziché scegliere una propria opera, decise di eseguire “La Betulla liberata”, composta dal Gasmann, che fu il suo primo maestro nonché fondatore dell’istituto. Ed è proprio grazie a Salieri che ancora oggi possiamo sentire quell’opera, perché l’unica copia rimasta de “La Betulla liberata” è quella trascritta mano dal compositore legnaghese.
L’auspicio e la speranza è che col tempo la verità storica sull’uomo Salieri, prima ancora che sul compositore, possa finalmente venire conosciuta da tutti e che la leggenda nera che avvolge il suo nome svanisca per sempre e venga considerata per quello che è realmente: una finzione letteraria.

