
Prima del discorso, c’era il simbolo.
Un segno inciso, un’immagine scolpita, un oggetto capace di raccogliere più senso di quanto una sola parola potesse contenere.
I simboli parlano una lingua antica, fatta di forme, rimandi e stratificazioni. Alcuni sono diventati emblemi; altri si sono persi, irrigiditi o svuotati del loro significato originario.
Ma ogni simbolo nasce da un’idea, da un bisogno, da un racconto che chiede di essere ricordato.
In questa sezione si raccolgono simboli semplici o solenni, sopravvissuti nel tempo attraverso trasformazioni, fraintendimenti e ritorni.
Li osserviamo come chi legge un codice fatto di memoria, cultura e visione.
Perché a volte decifrare un simbolo significa aprire una porta su mondi dimenticati.
E riscoprirne l’origine ci aiuta a custodirne il valore, oggi, con più coscienza.
Qui si raccolgono, uno dopo l’altro, i simboli tornati a chiedere interpretazione.
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Böcklin sotto le querce di Mamre
(lo shel Yad monocorde) Arnold Böcklin realizza questo autoritratto nel 1872 a Monaco di Baviera. Scruta lo specchio di fronte a sé, tenendo stretti pennelli e tavolozza con una fermezza quasi rituale, mentre la Morte scheletrica, emergendo dall’ombra delle sue spalle, suona un violino ridotto a una sola corda – la quarta, il Sol grave.…
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SALMO 133 – L’AMORE FRATERNO
Una lettura simbolica del Salmo 133 come canto della fraternità: dall’olio che scende sulla barba di Aronne alla rugiada dell’Hermon, fino alla Catena d’Unione e al lavoro massonico come esperienza viva di concordia.
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Maestri e Defunti
Maestri e Defunti come anelli della Catena d’Unione: una meditazione sulla memoria, sulla responsabilità dell’esempio e sulla Luce che continua a operare oltre il tempo.
