Molte sono le tavole in cantiere, e ancor più le pietre grezze pronte per essere levigate dai pregiudizi, ripulite dalla polvere dell’oblio.
Come un errore in un’equazione altera l’intero risultato, così lo smarrimento del significato originario di una parola, di un gesto, di un simbolo può compromettere la nostra capacità di comprendere.
La Torre di Babele, nella sua caduta, ha lasciato un’eredità di fratture e disconnessioni, ma anche il ricordo del desiderio di elevarsi, unificare, parlare con voce comune.
In questo spirito, ogni tavola raccolta è un mattone — un contributo unico e insostituibile alla ricostruzione: un ritorno alla voce originaria di un canto, di un’immagine, di una parola, di un gesto o di un simbolo.
Lungi dal voler correggere o giudicare le trasformazioni che questi elementi hanno subìto nel tempo, l’intento di Babel Restruenda è archeologico: riportare alla luce ciò che giace sotto le stratificazioni del tempo. È una responsabilità, certo. Ma anche un privilegio.
Non si tratta di nostalgia, ma di memoria. Di radici.
I Costruttori lavorano in silenzio, pazienti, impegnati ad elevare ciò che è stato disperso. E qui, chiunque condivida questo intento può diventare Costruttore.
Mattone dopo mattone, senza fretta, senza clamore, la Torre si lascia illuminare.
Come luci basse nel buio della memoria, restano accese le fiammelle:
Dunque, Shalom, Costruttore…






