
Un canto è voce che si fa respiro collettivo. Nasce spesso nel lavoro, nel dolore, nella festa, nella speranza. Non chiede di essere ascoltato: accade. E resta.
In questa sezione raccogliamo canti che hanno attraversato il tempo, cambiando forma, testo, senso.
Canti di lotta diventati inni, canti rituali trasformati in folklore, melodie dimenticate, ma ancora vive nel fondo di qualche voce.
Ne cerchiamo l’origine: dove e come sono nati, chi li ha cantati la prima volta, in quale lingua, con quale ritmo.
Non per giudicare ciò che sono diventati, ma per ascoltarli come erano all’inizio — quando erano ancora una necessità, e non un repertorio.
Ogni canto è un mattone sonoro, posato con la voce, per tenere insieme ciò che la storia spesso separa.
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Trattatello in laude a Sennuccio
a Giovanni Michelini, Fratello d’Arno e di memoria I. Il ponte e ChimeraSi dice che tra Certaldo e Scandicci il fiume parli di notte.Non sempre:solo quando l’aria si fa densa come pagina troppo riletta,e la luna, stanca d’esser riflessa, si stende sull’acqua come foglio stropicciato.Alloradoppio s’ode il mormorio: l’uno ride piano, l’altro sospira.Sono Boccaccio e…
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Alcmane’ remix
Una penna intitolata a Virginia Woolf diventa soglia d’ascolto: tra pernici, frammenti greci e sintetizzatori, la voce di Alcmane non viene recuperata come reperto, ma come canto ancora attivo. Perché la lingua antica non muore: continua a cantare, quando qualcuno sa ascoltarla.
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Bella ciao!
Prima di diventare emblema politico e canto della Resistenza, Bella ciao attraversa la voce delle mondine: donne chine sull’acqua, tra fatica, ritmo e speranza. Tornare a quella versione non significa contendere un canto, ma ascoltarne la prima fatica.
