SALMO 133 – L’AMORE FRATERNO

Immagine simbolica ispirata al Salmo 133: l’olio di Aronne, la rugiada dell’Hermon e la vita condivisa dei Fratelli.

Ho incontrato per caso questo salmo sul web, in un sito dove veniva presentato come preghiera fatta propria dai Templari. Mi ha colpito molto perché l’ho sentito risuonare in me come tante delle attività che ci coinvolgono come Fratelli dentro e fuori dalle mura di questo Tempio.

Salmo 133
[1] Canto delle ascensioni. Di Davide.
Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!
[2] È come olio prezioso sul capo, che scende sulla barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste.
[3] È come rugiada dell’Hermon, che scende sui monti di Sion.
Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre

La tavola potrebbe essere già terminata qua, tanto sono densi ed eloquenti questi tre versi sul tema della fratellanza. Ma, lungi dal poter migliorare un lavoro così sublime nella sua splendida semplicità, ritengo di poter portare un po’ di attenzione sui dettagli.
Il numero del Salmo è già il riassunto del cammino del L.’.M.’. : si va dal grado 1° di apprendista al 33° ed ultimo. E il salmo stesso viene usato in grado di apprendista in numerose Obbedienze (soprattutto OltreOceano) come passo del libro Sacro su cui si posizionano la squadra ed il compasso all’inizio dei lavori, laddove nelle nostre officine si sceglie la prima pagina del Vangelo di Giovanni.
E’ bene intanto sottolineare che il canto delle salite (o delle ascensioni) fa riferimento alla salita al tempio che gli Ebrei compivano ritualmente ogni anno in occasione della Pasqua, che idealmente rispecchia il viaggio che ogni massone fa verso l’Oriente.

Il primo verso del salmo é una celebrazione dell’amore fraterno che ci unisce e ci accomuna nei lavori di Loggia. Con l’avvicinarsi della Tornata è per me sempre un piacere pensare alla prospettiva di poter ritagliare dalla settimana profana una serata in cui lavorare in armonia con i fratelli, così come è un’emozione poter entrare in contatto (al giorno d’oggi con mezzi impensabili anche solo dieci anni fa) con altri fratelli sparsi sulla superficie della Terra, non importa a quale obbedienza appartengano. Il momento in cui questo si sublima nei lavori di Loggia é la Catena d’Unione, dove infatti – si legge nel nostro rituale – ci “scambiamo il bacio fraterno”.

L’armonia tra i fratelli, lo spirito di fratellanza e la convivenza donano profonda e mutua soddisfazione alla nostra esistenza. In una prospettiva di “Grande Opera” è responsabilità di noi massoni portare questi momenti di fraternità e concordia – per quanto possibile – nel mondo profano, nella vita di tutti i giorni.

L’olio prezioso e profumato del secondo verso ci ricorda che questo amore fraterno è sacro: l’olio era infatti tra gli israeliti una prerogativa dei sacerdoti e veniva usato nei rituali di consacrazione di uomini (sacerdoti e regnanti) ed edifici sacri, come segno della presenza del Divino, e come ricordo a chi veniva unto di essere al servizio del Divino e non della propria vanità; l’olio profumato veniva usato inoltre per alimentare le lampade del tempio e quindi da un lato è segno di energia (come combustibile), dall’altro è possibilità di illuminazione; è inoltre evidente che l’olio che cola segna permanentemente tutto ciò che viene in contatto con esso.

La figura di Aronne è essa stessa carica di significati: nell’antico testamento è colui che parla per conto di Mosè (balbuziente), che conduce il popolo verso la terra promessa, che svolge funzioni sacerdotali, pur restando nella fraternità con il popolo; è un primus inter pares e non é difficile scorgere analogie tra il suo ruolo è quello del M∴ V∴; la barba nelle civiltà mediorientali era (ed è probabilmente tuttora) segno distintivo di dignità, onestà e onorabilità, quindi di bontà di intenti; le vesti sacerdotali (così come i nostri paramenti e le nostre clamidi) hanno ovviamente un significato rituale e sottile di manifestazione delle diverse espressioni del Divino. L’amore fraterno e sacro illumina quindi i fratelli della loggia a partire dalla ragione, che si unisce alle emozioni e ai sentimenti e alle diverse personalità dei fratelli, infondendo loro quell’energia inesprimibile che tutti abbiamo sperimentato nei nostri Lavori.

Il Monte Hermon – il cui significato letterale in ebraico è “Lume posto in alto” – si trova al confine tra Israele e Libano, a circa 250 km a nord di Gerusalemme, ovvero Sion, quasi esattamente a 33° gradi (sarà un caso?!?) di latitudine nord. E’ la montagna più alta della regione da cui discendono quasi tutti i corsi d’acqua in Palestina che rendono fertili le pianure sottostanti. L’acqua che da Hermon scende verso Sion (a sua volta simbolo delle 12 tribù di Israele, e per traslato dell’unità tra i fratelli) rende possibili sino a tre raccolti l’anno e dà quindi la vita agli esseri viventi che popolano la regione. La rugiada di Hermon è di natura fisica, esteriore e visibile; il suo effetto genera però qualcosa di non immediatamente visibile, interiore e nascosto, come è la vita, tutte le volte che si sviluppa. Simbolicamente quindi l’amore fraterno che si genera in loggia è benedizione Divina, motivo di entusiasmo (derivante dal greco ἐνθουσιασμός : con Dio dentro di sé ), che scende su di noi per spingerci ad aspirare a valori più elevati. E nell’ascesa verso valori più elevati, nell’entusiasmo di quei momenti si trova la spinta che porta ad eternare il ricordo di quei momenti e di quei fratelli, rendendoli eterni nei nostri cuori, come del resto riscontriamo nel corso delle tornate funebri.

Ho detto.

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