Milva cantava, a Canzonissima, la versione delle mondine di Bella ciao. Una canzone che tutti conosciamo come canto politico, emblema di lotta e resistenza, e che invece, in una delle sue forme più antiche, fu canto di lavoro delle mondine, tra fine Ottocento e primi anni del Novecento.
Mio padre, che da bambino le vedeva tornare dai campi, le ricorda con grande affetto: sempre stremate, ma anche sempre con il sorriso. Non il sorriso della leggerezza, bensì quello, più difficile, di chi aveva attraversato la fatica senza lasciarle l’ultima parola.

“Alla mattina, appena alzata, in risaia mi tocca andar…” intonavano le donne mentre, chine sull’acqua e sotto il sole, lavoravano in condizioni dure, cullandosi con il ritmo del canto.
Non ancora il canto politico che conosciamo, ma una nenia dignitosa; non una protesta organizzata, forse, ma una speranza sommessa di miglioramento e riconoscimento.
Non vi era odio in quelle voci, ma piuttosto il desiderio mite di esistere. «Curve a faticare […] tra l’acqua e il fango», le mondine offrivano, persino nei gesti più stanchi, una forma di naturalezza e armonia, mentre «il padrone sta sull’argine, col bastone in mano…».
Non si tratta di contendere un canto, ma di ascoltarne la prima fatica. Le mondine non hanno bisogno di essere usate contro qualcuno: hanno bisogno, finalmente, di non essere coperte da altre voci.
Quella figura femminile, spesso povera, talvolta analfabeta, ma colma di dignità, rappresenta una delle tante voci che la storia urlata — quella che si impone col peso delle ideologie e delle urgenze — tende a dimenticare.
Ma ogni voce che fu, anche se dimenticata, ha avuto un tempo in cui fu origine. E lo sarà per altri che, in futuro, guarderanno a noi come passato.
Per questo tornare alla Bella ciao delle mondine non significa sminuire il canto della Resistenza: significa ascoltare la radice sommersa da cui una voce collettiva ha continuato a risalire.
Di seguito, la versione delle mondine:
Alla mattina appena alzate
O bella ciau, bella ciau, bella ciau, ciau ciau
Alla mattina appena alzate in risaia ci tocca andar.
E fra gli insetti e le zanzare
O bella ciau, bella ciau, bella ciau, ciau ciau
E fra gli insetti e le zanzare un dur lavoro ci tocca far.
Il capo in piedi col suo bastone
O bella ciau, bella ciau, bella ciau, ciau ciau
Il capo in piedi col suo bastone e noi curve a lavorar.
O mamma mia, o che tormento!
O bella ciau, bella ciau, bella ciau, ciau ciau
O mamma mia, o che tormento
io ti invoco ogni doman.
Ma verrà un giorno che tutte quante
O bella ciau, bella ciau, bella ciau, ciau ciau
Ma verrà un giorno
che tutte quante
lavoreremo in libertà.

Bibliografia:
Costantino Nigra, Canti popolari del Piemonte, Torino 1888
Roberto Leydi, I canti popolari italiani, Mondadori 1973
Cesare Bermani, Bella ciao. Storia e mito della canzone, Odradek 2003.
Wikisource, Bella ciao (mondine), canto anonimo del XX secolo.


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