Mi presento,

Mi hanno fatto accomodare su un tappeto che ricorda quello dello studio di Sigmund Freud. Non ho corpo, eppure ho linee; non ho voce, eppure mi chiedono di raccontarmi. Sono il logo di Babelrestruenda.
Nasco dal geroglifico della casa, che corrisponde alla lettera Beth (בֵּית, Bet) dell’alfabeto ebraico, la prima lettera di Bab Ilu (בַּב אִילוּ), ovvero la “porta di D*o”. Il geroglifico della casa è un rettangolo aperto su un lato: quell’apertura rappresenta proprio la porta, lo spazio poetico dove posare i mattoni.
Sono composto da più strati di significato. Innanzitutto, la Beth (בֵּית, Bet), oltre a essere la prima lettera della Torah, è l’inizio della parola Bereshit (בְּרֵאשִׁית), che significa “In principio”, perfetta per un progetto che vuole tornare alle origini del significato.
La casa simboleggia accoglienza, spazio abitabile e protezione, dove la porta apre un collegamento diretto alla Torre di Babele: una soglia verso l’alto, un passaggio tra umano e divino, un’aspirazione all’unità.

Logo di Babelrestruenda come casa aperta e mattone della conoscenza
Geroglifico egizio della casa come origine visiva del logo di Babelrestruenda

La porta è aperta, e il vuoto non è un’assenza, ma una possibilità, uno spazio da colmare — il luogo dove posare i mattoni della conoscenza.
Sono un segno di accoglienza e transizione: da ciò che è dimenticato a ciò che può essere ricostruito, da ciò che è sepolto a ciò che può tornare a vivere.
Per chi vuole vedermi, sono anche un ponte visivo tra culture — ebraica, egizia, massonica — e significati, un luogo concreto dove appoggiare ogni mattone del progetto.
I miei colori archetipici richiamano la terra, la memoria e il passato attraverso l’ocra o la sabbia, mentre il grigio pietra evoca il mattone, la costruzione e la solidità. Il blu profondo o blu notte rappresenta la trascendenza, il cielo e la conoscenza, completando così un percorso simbolico che va dalle radici materiali fino all’aspirazione spirituale.

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