Il serpente di metallo

La trappola della seduzione

Il serpente , simbolo ambivalente, e potentissimo, grazie alla muta simboleggia la rigenerazione, la guarigione, la rinascita, l’immortalità. Con l’avvento del Giudaesimo. E Cristianesimo ha avuto accessione negativa.In Egitto era simbolo di sovranità e protezione, a Roma emblema di saggezza e guarigione (basti pensare al bastone di Esculapio simbolo della medicina ), a Creta la Dea dei serpenti era legata alla fertilità.
Nella Genesi, il serpente diventa nemico di Dio, è una entità tentatrice associata a Satana, (un angelo ribelle che vuole giungere alla conoscenza). Molti storici fanno risalire l’immagine del serpente, come scelta di animale associato al male ed alla tentazione, per una rivalità fra le due fazioni Cananei ed Ebrei, quest’ultimi arrivati in Palestina trovano il culto di BAAL, che veniva rappresentato frequentemente come serpente, e ciò che produceva vita e felicità a Canaa era dissidio e instabilità in Israele, da qui la scelta.
Dopo essere tentato , sedotto e ingannato dal serpente, l’uomo viene cacciato dal giardino e non ha più accesso ai simboli dell’albero della vita e della conoscenza. Offre all’uomo la fertilità , e Dio lo trasforma in un semplice animale , simbolo del male.
Il serpente di metallo, (spesso di rame o bronzo ) è dal mito di Mosè un potente simbolo di guarigione (NEHUSHTAN) unione fra forza primitiva, istintiva ,luce ed ombra ,ed energie plasmate dalla terra Metallo.

Mosè forgia un serpente di rame, per proteggere il suo popolo dai morsi velenosi dei serpenti del deserto, trasformare il veleno in guarigione,il dolore in purificazione, ma in seguito, per secoli questo venne venerato( ecco anche qui l’ambivalenza del serpente, la sua seduzione, l’essere incantati da questo affascinante, sinuoso animale , che pure possedendo un veleno mortale per l’uomo lo tenta) tanto che il re Ezechia,vedendo che il popolo non lo guardava più con occhi di fede, decise la sua distruzione, per porre fine all’idolatria.
Nell’esoterismo rappresenta poi la purificazione, il cambiare pelle rinnovarsi , la rinascita ( abbiamo qui un esempio che tutti noi conosciamo, l’UROBORO serpente che nel mordersi la coda, crea un cerchio perfetto, e simboleggia il tempo ciclico, il rinnovarsi di tutte le cose, l’eternità ) togliere ciò che non ci serve piu, il lasciare andare, per noi spesso molto difficile, per il serpente è un ciclo, forse è sicuramente anche questo un aspetto seducente, intrigante, nelle cavità dove esso si riproduce, noi abbiamo i nostri “demoni” e la lentezza con la quale avanza, e domina l’orizzonte ci ipnotizza, è potente, di metallo poi è forte, resistente, ma in questo caso ci sottolinea anche che è forgiato dall’uomo, l’opera che si compie, la rettitudine, il non piegarsi, resistere a molti fattori, unione fra forza primitiva intuitiva, ed energia plasmata della terra


Questo archetipo, fonde alchimia ed esoterismo, seduzione della conoscenza, guarigione per cui trasformazione spirituale ( CADUCEO due serpenti attorcigliati ad un’asta alata, legata in origine al Dio ERMES, MERCURIO, simboleggiano l’equilibrio degli opposti, chiaro e scuro, spirito e materia)
Il serpente di metallo, evoca fascino ancestrale, tentazione e saggezza, muoversi lentamente ed in silenzio, questo deve essere un grande insegnamento, ha le forme sinuose e lisce, ma è freddo, ci attrae su un piano spirituale, legato al mistero, al profondo, all’occulto, ed anche alla trasformazione interiore, guidata più dalla disciplina , dal rigore, più che dall’impulso, l’energia istintiva può essere elevata e trasformata.
Il suo fascino molto intenso può diventare vincolo, portando alla perdita della lucidità, o libertà di scelta, la forza dell’attrazione rischia di trasformarsi in manipolazione oppure illusione. Rimanere imprigionati dalle apparenze dal potere, dall’ego, la trappola può essere il confondere, la sembianza con la vera conoscenza ( invece che da una ricerca spirituale autentica) l’essere incantanti dalle movense sinuose, quasi ipnotiche, che non sono simbolo della seduzione carnale, ma piuttosto del fascino del proibito, attrazione verso qualcosa di pericoloso.
La tentazione del libero arbitrio, unito alla conoscenza, ci permette di convertire gli impulsi, in consapevolezza e crescita, come il metallo ricordiamoci di essere talvolta rigidi e distaccati, guardare a distanza, ma con dovizia tutti i particolari. Importante distinguere ciò che è affascinante, e ciò che conduce ad una reale trasformazione interiore, il cambiare la nostra “pelle” non solo in superficie , ma con duro lavoro nel profondo.

Il limite del bronzo e il movimento del soffio, in risposta alla tavola di Leo
La tavola di Leo ha il grande pregio di ricordarci che il serpente non è un simbolo statico, ma una soglia mobile. Ella individua con precisione il momento storico e teologico in cui la forza ctonia, generatrice e protettiva — venerata nell’antico Vicino Oriente e associata ai culti cananei di Baal — subisce una drastica svalutazione nel passaggio al monoteismo biblico. Ma il punto focale della sua riflessione risiede nell’incontro tra l’animale e la terra plasmata dall’uomo: il metallo. Leo scrive che il metallo esige “disciplina” e “rigore” per elevare l’energia istintiva.
È esattamente su questo confine tra la fluidità biologica del rettile e la fissità minerale della lega metallica che si gioca la nostra archeologia del significato.

L’ archeologia del sussurro: Naḥash e la divinazione
Per comprendere la “trappola della seduzione” di cui parla Leo, dobbiamo scendere sotto lo strato superficiale delle parole. Nella lingua ebraica, il legame tra il serpente (נָחָשׁ – naḥash) e il bronzo (נְחֹשֶׁת – neḥoshet) non è una coincidenza poetica, ma un’indicazione fenomenologica.
La radice trilittera נ-ח-ש (N-Ḥ-Š) reca in sé, originariamente, l’idea del sussurro, del sibilo, del suono sommesso. Da questa stessa radice deriva il verbo naḥash (נִחֵשׁ), che nella Bibbia significa “praticare la divinazione”, “interpretare i presagi”, trarre auspici dal sussurro del vento o dal movimento impercettibile delle cose.
Il serpente non è dunque tentatore perché “cattivo”, ma perché è, per sua natura verbale, l’interprete dei segni ambigui, colui che sussurra l’incertezza. E il bronzo, il metallo di cui è fatto il simulacro di Mosè (neḥash neḥoshet), mutua il proprio nome da questa medesima radice non solo per la lucentezza della sua patina (simile alla pelle mutata del rettile), ma per la sua capacità di risuonare, di farsi strumento di un suono vibrante, metallico, che avverte o incanta.
Dire “serpente di metallo” significa evocare una duplice prova: la tentazione di interpretare da soli i segni del mondo (l’astuzia, ’arum, עָרוּם) e la necessità di fissare quella vibrazione in una forma stabile.

La seduzione come separazione (Se-ducere)
Leo giustamente ammonisce sul rischio che la forza dell’attrazione si trasformi in manipolazione o illusione, imprigionandoci nelle apparenze. Anche qui, l’etimologia latina ci viene in aiuto per svelare l’archeologia del gesto. Seducere è composto dal prefisso se- (che indica separazione, deviazione, distacco) e dal verbo ducere (condurre).
La seduzione non è l’invito a fare il male; è l’atto di essere condotti in disparte, fuori dal sentiero tracciato, per essere messi alla prova in uno spazio isolato.
Nel giardino di Genesi, il serpente conduce Eva in disparte, fuori dal comando indiscutibile, ponendo una domanda aperta. La domanda crea uno spazio vuoto. Eva risponde compiendo un gesto sperimentale: il morso. Questo morso non è la “caduta” morale intesa in senso confessionale, ma la transizione dolorosa dall’innocenza inconsapevole alla responsabilità individuale. Solo dopo il morso l’essere umano scopre di essere ‘arumim (עֲרוּמִּים), nudo.
Se nell’astuzia (’arum) del serpente c’è la capacità di dividere la parola per insinuare il dubbio, nella nudità (‘arum) dell’uomo c’è la scoperta del proprio limite, della propria vulnerabilità. La vergogna (בושת – boshet) che ne consegue non è un sentimento moralistico, ma la percezione drammatica della distanza tra il desiderio e la realtà, tra la legge e la scelta. È il segno inciso nella coscienza: l’uomo scopre di avere dei “denti” con cui può distruggere o discernere, e da quel momento ne diviene responsabile.

Il Nehushtan e il pericolo della sclerotizzazione
Il passaggio più delicato evidenziato da Leo riguarda la distruzione del serpente di bronzo da parte del re Ezechia. Quel simulacro, innalzato da Mosè come strumento di guarigione e di trasformazione spirituale, era diventato nel tempo un idolo statico: Nehushtan.
Qui risiede l’autentico ammonimento per il nostro lavoro iniziatico. Il metallo, che Leo definisce “forte, resistente, che ci sottolinea l’opera che si compie“, ha in sé il rischio della propria virtù: la rigidità.
Quando l’esperienza vivente della ricerca — il dubbio che ci spinge a metterci in cammino — viene fissata, catalogata e adorata come una verità indiscutibile, il serpente vivo si tramuta in idolo di metallo. Il Nehushtan è il simbolo del sapere iniziatico che si è sclerotizzato in dogma, in abitudine, in titolo o in pura apparenza formale.

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