Dante Alighieri: la vera immagine?

Ognuno di noi, vedendo l’immagine del “nasone” di profilo, lo riconoscerebbe subito. E forse sbaglierebbe. L’iconografia del Sommo Vate, infatti, è stata plasmata nei secoli anche da immagini potentissime, ma non necessariamente fedeli al volto storico: basti pensare ai ritratti attribuiti alla tradizione di Sandro Botticelli o di Domenico di Francesco.

Ritratto di Dante attribuito alla scuola giottesca nella chiesa di San Francesco a Ravenna.
Dante nella tradizione figurativa ravennate: un volto meno irrigidito dal mito del “nasone” e più vicino alla memoria trecentesca.

Eppure Dante Alighieri potrebbe essere stato più simile al volto raffigurato dalla scuola giottesca nella chiesa di San Francesco a Ravenna: meno irrigidito dal mito del “nasone”, più vicino a una memoria trecentesca ancora viva.

Boccaccio, nel Trattatello in laude di Dante, lo descrive così:

«Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso».

Miniatura dell’Archivio di Stato di Firenze con Dante quasi di profilo, in abiti tradizionali e con un libro aperto in mano.
Dante nel Priorista delle Tratte, Archivio di Stato di Firenze: una piccola immagine inserita tra i nomi dei priori fiorentini.

L’Archivio di Stato di Firenze conserva due piccoli ritratti di Dante, che mostrano il poeta quasi di profilo, in abiti tradizionali e con un libro in mano, probabilmente la Divina Commedia. Si tratta di testimonianze ufficiali e particolarmente significative, perché inserite nei registri dei priori fiorentini: proprio quella carica che Dante aveva ricoperto.

Rif. (ASFi, Priorista delle Tratte, 57, c. 14v, dettaglio della miniatura a colori.)

Rif. (ASFi, Priorista di Palazzo, c. 19r)

Secondo piccolo ritratto di Dante conservato dall’Archivio di Stato di Firenze nel Priorista di Palazzo.
Un’altra testimonianza iconografica ufficiale: Dante riconosciuto nel registro dei priori.

Non si tratta, naturalmente, di dedurre l’anima dal volto, come avrebbe preteso la vecchia fisiognomica. Si tratta piuttosto di osservare come, nei secoli, l’icona abbia spesso levigato Dante, rendendolo più puro, più astratto, più facilmente venerabile. Le immagini più antiche, invece, sembrano restituirci non un santo della letteratura, ma un uomo: irregolare, terrestre, inquieto.

Resta allora un’immagine meno stereotipata: capelli e barba neri e crespi, volto lungo e malinconico, mascelle grandi, labbro inferiore sporgente; non il profilo congelato dell’icona, non il volto quasi puro del monumento, ma una fisionomia più inquieta, più terrestre, più umana: quella di un uomo che non attraversò il proprio tempo come un angelo, ma come una ferita pensante.

Bibliografia:
Boccaccio, Giovanni, Trattatello in laude di Dante
Contini, Gianfranco, Dante: la vita e la morte
Vasari, Giorgio, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti
Zaccaria, Giovanni, Iconografia di Dante (1965)
Petrocchi, Giuseppe, Dante Alighieri, il Sommo Poeta
Zingarelli, Nicola, Dante e l’immagine (in Dante oggi, a cura di Italo Alighiero Chiusano)
Archivio di Stato di Firenze, Documenti originali e ritratti conservati, consultabili anche online, come indicato.
Brugnolo, Carlo, La miniatura fiorentina e la rappresentazione di Dante.

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