Autore: Argot

  • Il divertimento come elevazione

    Divertirsi non significa necessariamente evadere dalla realtà. Può significare, nel senso più antico del termine, deviare da un percorso imposto, mutare prospettiva e riconquistare la libertà dello sguardo.

    Una figura lascia il labirinto blu seguendo un sentiero ocra che si trasforma in una scala curva verso la luce.

    Volgere altrove
    Nel linguaggio contemporaneo il divertimento viene spesso identificato con lo svago, la distrazione o il consumo del tempo libero. È ciò che permette di interrompere per qualche ora il peso della giornata, senza però modificarne la direzione. In questa forma, può diventare un semplice anestetico: sospende la fatica, ma non la interroga; distrae dal giogo e, terminata la pausa, riconsegna ciascuno al medesimo solco.
    La parola custodisce tuttavia un significato più profondo. Divertire deriva dal latino divertere: «volgere altrove», allontanarsi, deviare. Prima di indicare lo spasso, designa dunque un movimento. Qualcuno procede lungo una traiettoria già segnata e, a un certo punto, cambia direzione.
    Restituito alla propria radice, il divertimento non è più necessariamente una fuga dal reale. È la possibilità di sottrarsi, almeno per un istante, all’unica prospettiva che ci viene presentata come inevitabile. È uno scarto consapevole nella continuità dell’abitudine, dell’autorità e della necessità esteriore. Non nega ciò che esiste: lo osserva da un punto imprevisto e, proprio per questo, ne scopre i limiti.

    La serietà che immobilizza
    Esiste una serietà feconda, fatta di attenzione, responsabilità e rigore. Ma ne esiste anche una sterile, che irrigidisce il pensiero e finisce per confondere la gravità del volto con la profondità dello spirito.
    Quando l’essere umano aderisce completamente al proprio ruolo, al senso del dovere o alla paura di sbagliare, il suo campo mentale si restringe. Ogni alternativa appare minacciosa; il dubbio diventa colpa; l’errore, anziché essere una tappa della conoscenza, assume il carattere di una caduta irreparabile. In simili condizioni non si pensa più per comprendere: si pensa per confermare ciò che offre sicurezza.
    Il divertimento autentico introduce invece una discontinuità. L’ironia ridimensiona l’Io e impedisce che la maschera sociale venga scambiata per il volto. Il gioco intellettuale scioglie le opposizioni troppo rigide — giusto o sbagliato, obbedienza o colpa, appartenenza o esclusione — e consente di esplorare un’ipotesi senza doverla subito trasformare in una professione di fede.
    Anche il riso possiede questa forza. Non annulla il pericolo, ma ne incrina la pretesa di occupare per intero la coscienza. Un potere può dominare più facilmente chi considera intoccabili i suoi simboli e irrevocabili le sue parole. Molto più difficile è governare interiormente chi conserva la capacità di guardarli di sbieco.

    Quando la paura occupa l’orizzonte
    La teoria dei bisogni formulata da Abraham Maslow offre, con tutte le cautele necessarie, un’immagine utile. Maslow distingue bisogni fisiologici, sicurezza, appartenenza, stima e autorealizzazione, disponendoli secondo una diversa forza motivazionale. La celebre piramide con cui la teoria viene normalmente rappresentata è una semplificazione successiva: non si tratta di una scala rigida, né gli esseri umani attendono di avere soddisfatto perfettamente un livello prima di accedere al seguente. La storia dimostra, al contrario, che si può creare, pensare e perfino trascendersi anche nella privazione.
    Resta però valida un’intuizione: quando la minaccia assorbe stabilmente l’attenzione, la ricerca libera diventa più difficile. Chi teme senza tregua per il proprio sostentamento, la salute o l’incolumità è spinto a cercare protezione prima ancora che comprensione. L’urgenza restringe l’orizzonte; il bisogno di una risposta immediata può prevalere sul desiderio di una risposta vera.
    La paura può allora diventare uno strumento di governo delle coscienze. Non occorre che il pericolo sia inventato: è sufficiente che venga reso onnipresente, che nessun altro racconto trovi spazio accanto a esso. Un individuo mantenuto nella percezione continua dell’emergenza domanda istruzioni, si affida a chi promette riparo e può arrivare a scambiare l’autonomia con la rassicurazione.
    È qui che il divertere acquista un valore politico e spirituale. Volgere altrove lo sguardo non significa ignorare la realtà, ma sottrarre alla paura il monopolio della realtà. Significa preservare uno spazio nel quale tornare a domandare, immaginare, creare.

    Il riso e la biblioteca
    Ne Il nome della rosa, Umberto Eco ha dato a questo conflitto una delle sue rappresentazioni più potenti. Nel cuore della biblioteca-labirinto si nasconde il secondo libro, perduto, della Poetica di Aristotele, dedicato alla commedia. Jorge da Burgos non teme soltanto un testo proibito: teme ciò che il riso potrebbe produrre nell’ordine del mondo.
    «Il riso uccide la paura»: in questa breve affermazione è racchiusa la logica di ogni ortodossia coercitiva. Il peccato comune può essere classificato, giudicato e punito; la caduta della paura, invece, minaccia il principio stesso dell’obbedienza. Se il villano impara a ridere delle verità pronunciate con voce terribile, smette per un istante di sentirsi loro suddito.
    Guglielmo da Baskerville rappresenta l’altra possibilità. La sua indagine è rigorosa, ma non fanatica; procede per segni, errori, congetture e revisioni. In lui il divertimento assume la forma più alta del piacere intellettuale: la gioia di cercare senza trasformare la propria ipotesi in un idolo. Per questo, alla fine, invita a «liberarci dalla passione insana per la verità»: non dalla verità, ma dal desiderio di possederla in modo assoluto.
    Il riso non è dunque una smorfia dissacrante rivolta contro ogni valore. È un esercizio di igiene mentale. Ricorda che nessuna formula umana coincide interamente con ciò che pretende di spiegare e che persino la convinzione più cara deve lasciare aperta una fessura al dubbio.

    La leggerezza del lavoro interiore
    Anche l’elevazione personale può essere fraintesa. La disciplina interiore richiede fatica, continuità e coraggio; ma non per questo deve assumere la forma di una mortificazione. Chi lavora sulla propria pietra grezza e perde ogni leggerezza rischia di sostituire una forma informe con una prigione perfettamente squadrata.
    Nelle Lezioni americane, Italo Calvino oppone al peso del vivere una leggerezza pensosa: non superficialità, dunque, ma agilità dello sguardo e capacità di cambiare punto d’osservazione. Perseo può affrontare Medusa soltanto guardandola indirettamente, nel riflesso dello scudo. Non nega il mostro e non gli volta semplicemente le spalle: trova una prospettiva dalla quale sia possibile vederlo senza diventare pietra.
    Questa è anche la funzione più profonda del divertimento. Esso introduce una distanza fra l’individuo e ciò che pretende di assorbirlo completamente: il ruolo, l’apparato, il dolore, l’ambizione, la paura. In quella distanza nasce la possibilità di scegliere. La deviazione non è ancora la meta, ma rende nuovamente visibile il cammino.
    Elevarsi non significa abbandonare la terra né disprezzare i bisogni da cui proveniamo. Significa impedire che essi esauriscano la nostra identità. Significa risalire dall’urgenza alla domanda, dalla rassicurazione alla ricerca, dall’obbedienza inconsapevole alla responsabilità.
    Il divertimento, ricondotto al suo antico divertere, è dunque un atto di libertà. Non distrae dal lavoro interiore: lo preserva dalla rigidità. Non indebolisce il rigore: gli impedisce di diventare dogma. È il momento in cui la coscienza devia dalla strada obbligata, alza lo sguardo e scopre che anche l’ascesa può contenere gioia.

    Riferimenti essenziali
    Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Garzanti, Milano, 1988, in particolare la lezione sulla leggerezza.
    Umberto Eco, Il nome della rosa, Bompiani, Milano, 1980.
    Abraham H. Maslow, “A Theory of Human Motivation”, Psychological Review, vol. 50, n. 4, 1943, pp. 370-396.
    Vocabolario Treccani, voce “divertire”.

  • Lucrezia Borgia

    oltre il mito, dentro la verità

    Figura di Lucrezia Borgia restituita oltre la leggenda nera: non femme fatale del veleno, ma donna del Rinascimento fra politica, cultura e memoria storica.

    Ci sono nomi che, più di altri, arrivano fino a noi deformati da secoli di propaganda, pregiudizi e narrativa popolare. Lucrezia Borgia è uno di questi. Pronunciare il suo nome evoca ancora oggi l’immagine di una femme fatale rinascimentale, avvelenatrice implacabile, strumento di intrighi sessuali e politici.
 Una leggenda nera potentissima, ma quasi interamente costruita a tavolino.
    Eppure, quando ci si avvicina alle fonti storiche con rigore – lettere, atti amministrativi, registri contabili, cronache coeve – emerge una figura profondamente diversa: colta, diplomatica, amministratrice competente, imprenditrice visionaria e, soprattutto, vittima di un contesto politico feroce che non risparmiava nemmeno le donne. Questo articolo vuole fare proprio questo: restituire Lucrezia Borgia alla storia reale, sottraendola alla caricatura romanzesca.

    La nascita di una leggenda: politica, umiliazioni e vendette
    Lucrezia nasce nel 1480, figlia del futuro papa Alessandro VI. È subito percepita come parte di un clan politico “straniero”, quello dei Borgia di origine valenzana, bersaglio naturale dei baronaggi romani e dei loro cronisti.
    La sua giovinezza viene travolta da una macchina politica che la utilizza come strumento di alleanze matrimoniali. E proprio uno di questi matrimoni — quello con Giovanni Sforza — genera l’accusa che segnerà la sua vita.
    Quando il Papa decide di sciogliere l’unione per mutati equilibri politici, costringe Sforza a una dichiarazione umiliante: ammettere la non consumazione del matrimonio.
Sforza, ferito nell’onore, risponde con la più violenta arma retorica del tempo: accusa i Borgia di incesto.
    Non c’è una prova storica, nemmeno una mezza testimonianza concordante. Ma la calunnia è perfetta per i nemici del Papa. I cronisti ostili se ne appropriano. La voce diventa storia. La storia diventa mito.

    Tra violenza e politica: Lucrezia come vittima, non carnefice
    Il secondo matrimonio, questa volta con Alfonso d’Aragona, è probabilmente l’unico legame affettivo autentico della sua vita romana. 
Alfonso verrà assassinato, sì, ma da sicari armati agli ordini di Cesare Borgia — e non da Lucrezia.
    Le cronache mostrano una giovane donna che:
    – veglia il marito ferito,
    – mette guardie alla porta per proteggerlo dal fratello,
    – prepara il cibo personalmente temendo avvelenamenti,
    – viene allontanata con un pretesto proprio mentre Alfonso viene strangolato.
    Questo episodio, se davvero venisse compreso, basterebbe da solo a demolire il mito della donna sanguinaria.

    Il veleno che non c’è: la Cantarella, mito letterario
    La storia della “Cantarella”, il veleno che Lucrezia avrebbe somministrato tramite un anello cavo, è un prodotto ottocentesco alimentato da teatro e romanzi. 
Le fonti e gli studi moderni mostrano chiaramente che:
    – non esiste nessun oggetto attribuibile a Lucrezia con meccanismi da avvelenamento;
    – gli anelli a scomparto erano usati per reliquie, profumi o ricordi;
    – le morti “sospette” del tempo sono del tutto compatibili con le epidemie estive del Cinquecento;
    – nessuna vittima è attribuibile a Lucrezia in modo credibile.
    Il mito, dunque, rimane tale. Suggestivo, drammatico, ma infondato.

    Ferrara: dove Lucrezia diventa davvero se stessa
    È a Ferrara, dopo il matrimonio con Alfonso d’Este, che Lucrezia esprime tutto ciò che Roma le aveva impedito di essere.
    Colta e centrale nella vita culturale
    – ospita e sostiene artisti come Dosso Dossi, Tiziano, Strozzi;
    – crea una corte che diventa tra le più brillanti d’Europa;
    – intreccia un rapporto intellettuale con Pietro Bembo, di cui restano lettere di straordinaria raffinatezza.
    Amministratrice competente
    Durante le assenze del marito — impegnato nelle guerre contro Venezia e contro lo Stato Pontificio — Lucrezia governa Ferrara con equilibrio e rigore.
 Organizza rifornimenti, gestisce la diplomazia, si espone economicamente per pagare truppe e difese.
    Imprenditrice visionaria
    Gli studi moderni sui registri estensi mostrano un aspetto sorprendente: Lucrezia investe massicciamente in attività produttive.
    – Bonifica terreni paludosi trasformandoli in campi fertili.
    – Introduce l’allevamento delle bufale nel territorio ferrarese.
    – Sviluppa una micro-finanza ducale basata su prestiti e gestione autonoma delle rendite.
    Un approccio imprenditoriale ante litteram, che produce valore reale per il territorio.
    La duchessa amata dal popolo
    I ferraresi la chiamano “la nostra buona duchessa”: appellativo incompatibile con qualsiasi leggenda nera.
 Lucrezia non ispira paura, ma gratitudine.

    Gli ultimi anni: spiritualità, dolore e dignità
    La vita di Lucrezia è segnata da lutti, gravidanze difficili, guerre continue. Negli ultimi anni si avvicina alla spiritualità francescana, diventa terziaria, intensifica opere di carità.
    Muore nel 1519 per febbre puerperale, una complicazione del parto impossibile da dominare all’epoca.
 Il marito, spesso rappresentato come distante, la piange come “dolce compagna”.
    La donna che muore a Ferrara non è la figura di Hugo, né la femme fatale di Donizetti. 
È una donna stremata, ma rispettata e amata.

    Conclusione: la verità restituita
    Smontare la leggenda nera su Lucrezia Borgia non significa edulcorare la storia.
Significa, al contrario, restituire a una donna del Rinascimento la complessità che merita.
    – Fu vittima della propaganda politica più feroce del suo tempo.
    – Fu ingranaggio, non regista, della violenza dei Borgia.
    – Fu colta, diplomatica, imprenditrice, amministratrice capace.
    – Fu, infine, una donna che seppe reinventarsi, costruire valore e meritarsi stima autentica.
    Lucrezia Borgia non è il mostro della tradizione:
 è una delle figure femminili più straordinarie e ingiustamente fraintese della nostra storia.

    Bibliografia:
    Una conferenza per sfatare la leggenda nera dei Borgia – Storia in Rete, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://storiainrete.com/una-conferenza-per-sfatare-la-leggenda-nera-dei-borgia/
    10 Facts About Lucrezia Borgia | History Hit, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.historyhit.com/facts-about-lucrezia-borgia/
    Were the Borgias Really So Bad? – History Today, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.historytoday.com/history-matters/were-borgias-really-so-bad
    Lucrezia Borgia as Entrepreneur* | Renaissance Quarterly | Cambridge Core, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.cambridge.org/core/journals/renaissance-quarterly/article/lucrezia-borgia-as-entrepreneur/FAE13E7E0AF11FE2555416A67A8EFA06
    Renaissance Capitalist: New Research Answers Mystery About Illegitimate Daughter of Pope – USC Today, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://today.usc.edu/renaissance-capitalist-new-research-answers-mystery-about-illegitimate-daughter-of-pope/
    Know who you’re Googling: Lucrezia Borgia – The Big Smoke, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://thebigsmoke.com.au/2016/02/27/kwyg-know-googling-borgia-history/
    Lucrezia Borgia – Wikipedia, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://en.wikipedia.org/wiki/Lucrezia_Borgia
    Poisonous Women: Lucrezia Borgia – KLEAN Magazine, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.theklean.com/green/lucrezia-borgia/poisonous-women
    Philosophical Roots of Love: Lucrezia Borgia and Pietro Bembo – Prezi, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://prezi.com/p/jyqogeozx9mg/philosophical-roots-of-love-lucrezia-borgia-and-pietro-bembo/
    Lucrezia Borgia, a “Pearl among Women”, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.monstrousregimentofwomen.com/2015/11/lucrezia-borgia-pearl-among-women.html
    September | 2017 – Histastrophe!, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://histastrophe.com/2017/09/
    Full text of “Lucretia Borgia According to Original Documents and Correspondence of Her Day”, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, http://archive.org/stream/lucretiaborgiaac20804gut/pg20804.txt
    Lucrezia Borgia: Is Her Bad Reputation Deserved? | HistoryExtra, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.historyextra.com/period/renaissance/lucrezia-borgia-reputation-adulteress-pope-alexander-vi/
    The Borgias by Alexandre Dumas – Full Text Archive, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.fulltextarchive.com/book/The-Borgias/
    Biography of Lucrezia Borgia, Daughter of Pope Alexander VI – ThoughtCo, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.thoughtco.com/lucrezia-borgia-bio-3529703
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    The intermediary role played by local officials and barons in the Papal States: The Case of the administration of Spoleto at the, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://phd.uniroma1.it/dottorati/cartellaDocumentiWeb/815ebd38-c8d9-4541-bbf2-c1a3a51ac3de.pdf
    From mushrooms to purported murders – Anna Belfrage, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.annabelfrage.com/2021/09/15/from-mushrooms-to-purported-murders/
    Toxicology in the Borgias period: The mystery of Cantarella poison – ResearchGate, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.researchgate.net/publication/324894387_Toxicology_in_the_Borgias_period_The_mystery_of_Cantarella_poison
    Cantarella: Potent Renaissance Poison Made from Insects – Dirty Sexy History, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://dirtysexyhistory.com/2015/04/02/c-is-for-cantarella-potent-renaissance-poison-made-from-insects/
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    The legend of the Borgia poison rings – The Beading Gem, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.beadinggem.com/2007/01/legend-of-borgia-poison-rings.html
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    The mysterious world of poison rings – Recollections Blog, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://recollections.biz/blog/the-mysterious-world-of-poison-rings/
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    Lucrezia Borgia, Duchess of Ferrara | Encyclopedia.com, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/lucrezia-borgia-duchess-ferrara
    Lucrezia Borgia’s Love Letters – Atlas Obscura, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.atlasobscura.com/places/lucrezia-borgias-love-letters
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    Display case with the hair of Lucrezia Borgia – Veneranda Biblioteca Ambrosiana, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://ambrosiana.it/en/opere/display-case-with-the-hair-of-lucrezia-borgia/
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    Lucrezia Borgia duchessa, imprenditrice e devota, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://asmo.cultura.gov.it/fileadmin/risorse/testi/Quaderni_Estensi/QE_2_2010/ghirardo.pdf
    She sold family jewels to produce buffalo mozzarella. The unheard-of (and incredible) story of Lucrezia Borgia – Gambero Rosso, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.gamberorossointernational.com/news/she-sold-family-jewels-to-produce-buffalo-mozzarella-the-unheard-of-and-incredible-story-of-lucrezia-borgia/
    LUCREZIA BORGIA, UN’IMPRENDITRICE ALL’AVANGUARDIA – Donne nel Tempo, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.donneneltempo.it/index.php/blog/donne-nell-eta-moderna/167-lucrezia-borgia-un-imprenditrice-all-avanguardia
    Lucy Brocadelli – Wikipedia, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://en.wikipedia.org/wiki/Lucy_Brocadelli
    Lucrezia Borgia, Duchess of Ferrara: Dosso and Battista Dossi – NGV, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.ngv.vic.gov.au/essay/lucrezia-borgia-duchess-of-ferrara/
    Sepsis / Septicemia | – Institut Pasteur, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://www.pasteur.fr/en/medical-center/disease-sheets/sepsis-septicemia
    Peacemakers and Philosophers: 8 Remarkable Women Who Died in Childbirth, accesso eseguito il giorno dicembre 1, 2025, https://historycollection.com/peacemakers-politicians-physicists-philosophers-eight-remarkable-women-died-childbirth/